Droghe, vuoto esistenziale, morte sfiorata: il lato oscuro di Björn Borg
Star mondiale a 20 anni, in pensione a 26, poi caduto nell'inferno della droga, Björn Borg racconta nelle sue memorie una testimonianza sconvolgente. Perché il prodigio svedese, vincitore di 11 Grandi Slam, ha abbandonato tutto al culmine della sua gloria? Una confessione intima che mette i brividi e rivela una verità molto più cupa di quanto il mondo immaginasse.
Nella sua autobiografia Heartbeats, scritta insieme alla moglie Patricia, lo svedese svela per la prima volta le tenebre attraversate dopo aver lasciato il circuito.
«Ne avevo abbastanza. Avevo perso la motivazione e l'interesse. Se avessi saputo cosa sarebbe successo negli anni successivi, avrei continuato a giocare a tennis. Non avevo alcun piano. Droghe, pillole, alcol: tutto era per sfuggire alla realtà. Ho sfiorato la morte diverse volte. Oggi, i giocatori hanno a loro disposizione tutti i tipi di strumenti e guide. Io, ero perso nel mondo.»
Ma la storia di Borg non finisce nell'oscurità. Con il passare degli anni, ricostruisce la sua vita. Trova la pace, fonda una famiglia e ritrova un equilibrio che credeva perso.
«Ho sistemato la mia vita e ora sono molto felice di me stesso», conclude.