Il termine Fan Week è sempre più popolare nello sport. Nel tentativo di rendere il tennis più dinamico e attraente agli occhi di tutti, questo evento, ormai indispensabile in alcuni tornei maggiori, sta riscuotendo un successo crescente.
A lungo considerata come un semplice antipasto prima del grande spettacolo, la settimana delle qualificazioni si impone ormai come un evento a sé stante. Tra emozioni allo stato puro, innovazioni spettacolari e affluenza da record, la Opening Week sconvolge i codici del tennis mondiale.
Nel 1973, Billie Jean King ha fatto molto più che battere Bobby Riggs: ha rovesciato un simbolo. Cinque decenni più tardi, la «Battaglia dei Sessi» rinasce tra Aryna Sabalenka e Nick Kyrgios, ma questa volta il combattimento sembra aver perso la sua anima.
I social network hanno aperto un’era inedita per il tennis: quella in cui la notorietà si costruisce tanto in campo quanto su Instagram. Ma fino a che punto questa ricerca di visibilità può spingersi senza far vacillare l’equilibrio dei giocatori?
Dopo le dichiarazioni di Jo-Wilfried Tsonga che aveva paragonato Alcaraz e Sinner al periodo del Big 3, l'allenatore francese Patrick Mouratoglou ha difeso il livello del circuito attuale.
L'ex finalista degli US Open ha conosciuto l'inferno degli infortuni e dei dubbi. Ma invece di arrendersi, Nishikori si aggrappa al suo sogno: tornare a un buon livello per non lasciare il tennis su una nota amara.
Prima di ritirarsi nel 2026, Stan Wawrinka può contare su una statistica che lo distingue nell'era del Big Three, andando persino oltre i suoi tre trionfi nel Grande Slam.