Terra battuta, carisma e genio: i 10 più grandi giocatori sudamericani della storia del tennis
Da più di mezzo secolo, il Sud America forgia giocatori a parte, sia per il loro gioco che per la loro personalità.
In vista di una nuova tournée su questo continente, vi proponiamo una classifica dei dieci più grandi giocatori sudamericani della storia.
Una valutazione soggettiva, ovviamente, l'obiettivo è ricordare i grandissimi campioni che hanno segnato questo sport.
L'impatto storico, il livello raggiunto, la longevità, la concorrenza affrontata e l'eredità lasciata fanno parte dei criteri di questa Top 10.
10. José Luis Clerc – Il campione dimenticato degli anni 80
José Luis Clerc è uno dei giocatori più sottovalutati di questa classifica.
Nato a Buenos Aires nel 1958, attivo dalla fine degli anni '70 alla fine degli anni '80, domina gran parte del circuito sulla terra battuta all'inizio degli anni '80.
Vince venticinque titoli ATP, di cui venti sulla terra rossa, diventando il secondo argentino più titolato dopo Guillermo Vilas.
Clerc raggiunge la quarta posizione mondiale nel 1981 e si stabilisce stabilmente nella top 10 tra il 1980 e il 1983.
Quell'anno, inanella una serie di 28 vittorie consecutive e conquista in particolare gli Internazionali d'Italia.
A Roland Garros raggiunge due volte le semifinali, eliminato rispettivamente da Ivan Lendl e Mats Wilander.
La sua epoca gli lascia poco spazio per andare più in alto, con Borg, McEnroe e Lendl che monopolizzano i grandi titoli.
Perché, in un altro contesto, il suo palmarès nei Grand Slam sarebbe stato senza dubbio molto diverso.
9. Fernando González – Una potenza fuori dal comune

Nato a Santiago nel 1980, il cileno Fernando González si impone per una forza brutale, illustrata in particolare da un dritto tra i più potenti mai visti in campo.
Capace di ribaltare una partita con un solo colpo, raggiunge la finale degli Australian Open 2007, dove cede contro Roger Federer, e scala fino alla quinta posizione mondiale.
Il suo palmarès conta undici titoli ATP in singolare, ma è soprattutto nelle competizioni internazionali che lascia il segno.
Ai Giochi olimpici di Atene nel 2004, vince l'oro in doppio con Nicolás Massú, oltre al bronzo in singolare.
Quattro anni dopo, a Pechino, conquista un'altra medaglia di bronzo in singolare, diventando uno dei giocatori più titolati nella storia olimpica del tennis.
A Roland Garros raggiunge le semifinali nel 2009, nel torneo in cui Rafael Nadal inciampa per la prima volta a Parigi.
Spettacolare, González incarna il passaggio del tennis sudamericano verso un gioco più offensivo.
8. Guillermo Coria – Il mago
Guillermo Coria resta uno dei più grandi rimpianti della storia del tennis. Nato nel 1982 a Rufino, in Argentina, incarna da solo il termine di «giocatore maledetto».
Soprannominato El Mago (il mago), questo destro di 1,75 m raggiunge il suo apice all'inizio degli anni 2000.
Un periodo in cui domina la terra battuta come pochi prima di lui e vince tre titoli consecutivi sulla terra rossa in tre settimane nel 2003 (Stoccarda, Kitzbühel e Sopot).
Una prestazione rarissima a quel livello (poi replicata da Nadal).
Numero 3 mondiale nel 2004, Coria vince nove titoli ATP in totale, tra cui il Masters 1000 di Amburgo nel 2003 e quello di Monte Carlo nel 2004.
Nello stesso anno raggiunge la finale di Roland Garros. Quel giorno, contro Gastón Gaudio, conduce due set a zero e ha due palle match nel quinto set prima di cedere. Una finale traumatica per lui.
In seguito, infortuni alla schiena e alle anche spingono progressivamente la sua carriera verso la fine. Lascia il circuito nel 2009, al 672° posto mondiale.
7. Gastón Gaudio – L'improbabile re di Parigi

Roland Garros 2004 resta una delle più grandi sorprese della storia del tennis.
Gastón Gaudio, 44° giocatore mondiale, vi conquista l'unico Grand Slam della sua carriera dopo una finale 100% argentina contro Guillermo Coria. In svantaggio di due set a zero, ribalta la partita per entrare nella storia.
Nel suo percorso ha battuto in particolare Lleyton Hewitt e David Nalbandian. Diventa anche il primo giocatore dell'era Open a vincere un torneo del Grand Slam salvando una palla match in finale.
Nato nel 1978 a Adrogué (Argentina), El Gato (il gatto, il suo soprannome) è un puro terriero, dotato di un rovescio a una mano di rara eleganza.
Vince otto titoli ATP, tutti sulla terra battuta, raggiunge la quinta posizione mondiale nel 2005 e si qualifica due volte per le ATP Finals, con una semifinale nello stesso anno.
Ma Gaudio è anche un giocatore ipersensibile, spesso in lotta con se stesso. Ammetterà in seguito di aver sofferto di disturbi depressivi durante la carriera.
6. Andrés Gómez – Il pioniere ecuadoriano
Nel 1990, l'ecuatoriano Andrés Gómez realizza una delle imprese più memorabili della storia di Roland Garros.
A 30 anni, batte Andre Agassi in finale e regala al suo paese il primo titolo del Grand Slam della sua storia.
In un'epoca dominata da americani ed europei, questo successo è davvero eccezionale.
Nato il 27 febbraio 1960 a Guayaquil (Ecuador) e professionista dal 1979 al 1995, Gómez vince ventuno titoli ATP in singolare, di cui sedici sulla terra battuta.
Mancino con rovescio a una mano, raggiunge la quarta posizione mondiale dopo il trionfo parigino.
In parallelo, conduce una straordinaria carriera in doppio, con trentatré titoli, tra cui Roland Garros e US Open, e diventa numero 1 mondiale nella disciplina nel 1986.
5. David Nalbandian – Il genio senza corona

David Nalbandian è probabilmente il giocatore tecnicamente più completo mai prodotto dall'Argentina.
Grande giocatore da fondo campo, colpiva le palline con una qualità unica, trovando angoli che solo lui era capace di trovare, grazie in particolare a un rovescio considerato tra i migliori della storia.
Nato a Córdoba nel 1982, raggiunge la finale di Wimbledon già nel 2002, un'impresa rarissima per un sudamericano, e diventa numero 3 mondiale nel 2006.
Vince undici titoli ATP, tra cui le ATP Finals nel 2005 e due Masters 1000 nel 2007, a Madrid e Parigi-Bercy.
Quell'anno firma una prestazione unica battendo, nello stesso torneo, Rafael Nadal, Novak Djokovic e Roger Federer.
Nalbandian è anche l'unico argentino ad aver raggiunto almeno una semifinale in ciascuno dei quattro tornei del Grand Slam.
Ma la sua epoca non gli perdona nulla e, spesso limitato dagli infortuni, non vincerà mai un Grand Slam.
4. Marcelo Ríos – Il numero 1 senza Grand Slam
Marcelo Ríos è un caso a parte, quasi un'anomalia statistica.
Nel 1998, il cileno diventa il primo sudamericano numero 1 mondiale della storia, senza mai vincere un torneo del Grand Slam.
A oggi, nessun altro giocatore ha raggiunto la vetta del ranking ATP senza conquistare un major.
Ottiene questo ranking grazie in particolare a una finale agli Australian Open 1998 e a una doppietta Indian Wells-Miami nello stesso anno. Occupa quella posizione per sei settimane.
Nato a Santiago nel 1975, Ríos vince diciotto titoli ATP, tra cui cinque Masters 1000. È il primo giocatore a imporsi sui tre grandi Masters sulla terra battuta – Monte Carlo, Roma e Amburgo – dalla creazione della categoria.
Finalista degli Australian Open nel 1998, domina il circuito con la sua intelligenza di gioco, la presa di palla anticipata e un senso tattico fuori dal comune.
Molto talentuoso, possiede anche una capacità di anticipazione e un rilassamento nel gioco davvero eccezionali.
Il suo carattere, spesso conflittuale con la stampa in particolare (5 premi limone: giocatore più antipatico del torneo), e infortuni ricorrenti accorciano la carriera, che termina a soli 28 anni.
3. Juan Martín del Potro – Il sfortunato

Quando Juan Martín del Potro batte Roger Federer in finale agli US Open 2009, a soli 20 anni, tutto sembra possibile.
L'argentino diventa il terzo giocatore del suo paese a vincere un Grand Slam e appare come il naturale erede dei più grandi.
Ma il seguito è stato ben diverso. Vive infatti una vera lotta contro il suo corpo e infortuni ai polsi, poi al ginocchio, gli impediscono in particolare di concatenare risultati.
Nonostante ciò, Del Potro vince ventidue titoli ATP, trionfa a Indian Wells nel 2018 e conquista due medaglie olimpiche in singolare, il bronzo a Londra nel 2012 e l'argento a Rio nel 2016.
Il suo dritto resta uno dei più temuti della storia del tennis, impedendo agli avversari di effettuare colpi d'attacco o di installarsi nello scambio.
Possiede anche spostamenti impressionanti per la sua stazza (1,98 m).
Rispettato da tutti e amato dal pubblico, Del Potro lascia l'immagine di un campione che non ha mai smesso di combattere contro l'ingiustizia del destino.
2. Gustavo Kuerten – Il beniamino del pubblico
Gustavo Kuerten non è solo un semplice campione. Nato nel 1976 a Florianópolis, il brasiliano esplode a Roland Garros nel 1997 vincendo il torneo da 66° mondiale.
Replica nel 2000 e 2001, iscrivendo il suo nome accanto a Borg e Nadal tra i più grandi della storia parigina.
Numero 1 mondiale per 43 settimane, vincitore delle ATP Finals e di cinque Masters 1000, Kuerten diventa nel 2000 il primo sudamericano a chiudere una stagione al vertice del ranking ATP.
Il suo rovescio a una mano, il suo sorriso e il suo rapporto fusionale con il pubblico segnano un'intera generazione.
Attaccante da fondo campo, alterna effetti e potenza nei colpi.
Inoltre, la sua grande statura gli permette di non essere disturbato dal topspin molto alto e aggressivo dei puri specialisti della terra battuta.
Tuttavia, i problemi all'anca frenano bruscamente la sua carriera dopo il 2001, ma il suo lascito resta intatto.
Il cuore disegnato sulla terra battuta del Court Philippe-Chatrier fa ormai parte della memoria collettiva del tennis.
1. Guillermo Vilas – Il monumento

Guillermo Vilas è la pietra angolare di tutta questa storia.
Nato nel 1952 a Buenos Aires, professionista per più di vent'anni, vince sessantadue titoli ATP, tra cui quattro tornei del Grand Slam e le ATP Finals.
La sua dominazione sulla terra battuta negli anni '70 è schiacciante.
Rivali di Björn Borg, attore principale dell'esplosione mediatica del tennis, Vilas trasforma per sempre l'immagine del giocatore sudamericano.
Sebbene non sia mai stato ufficialmente numero 1 mondiale, diverse analisi statistiche hanno dimostrato che lo è stato per diverse settimane, senza riconoscimento formale dell'ATP.
Inventore del topspin (con Borg), era anche dotato di una condizione fisica impressionante, capace di reggere lunghe ore in campo.
Guillermo Vilas conclude così una lista prestigiosa e singolare, all'immagine del tennis sudamericano.
Oltre a una semplice scuola di terrieri. Questo continente ha prodotto artisti, ribelli, combattenti e geni incompresi.
Da Vilas a Del Potro, questa storia è fatta di passione, emozioni e talvolta delusioni.
Lo si sa, i sudamericani funzionano con l'affetto e parlano con il cuore.
E mentre il Sud America cerca un nuovo leader maschile capace di imporsi nel tempo, una domanda resta: il prossimo grande campione (Fonseca?) nascerà ancora sulla terra battuta… o da una nuova rivoluzione del tennis sudamericano?
Federer conquista il 100° titolo a Dubai 2019: la leggenda svizzera entra nella storia
Djokovic, Sinner, Sabalenka: perché le stelle del tennis scelgono Dubai per la preparazione
A 16 anni sconfigge un top 50 nella notte di Rio: la prima vittoria che ha lanciato Carlos Alcaraz
Rio Open: il torneo più bello del mondo?